|
QUEI MORTI SUL
LAVORO MORTI
DUE VOLTE E DIMENTICATI DA DIO E DAGLI
UOMINI
Andrea aveva 23 anni
quando, il 20 giugno 2006, è rimasto con il cranio
schiacciato da una macchina tampografica non a norma.
Andrea voleva imparare a suonare la tromba, come se
la chitarra da sola gli andasse stretta.
Perché a quell'età la taglia dei desideri si allarga e
non stai più nei tuoi panni dalla voglia di metterti
alla prova, conoscere, guardare avanti. Da li a quattro
giorni pure la metratura della sua vita sarebbe
lievitata di colpo: dalla sua camera da ragazzo, in casa
dei genitori,a un mini appartamento, acquistato dai suoi
con un mutuo, a metà strada tra Porto Sant'Elpidio e la
fabbrica Asoplast di Ortezzano, dove aveva trovato
lavoro come precario per 900 euro al mese.
Andrea voleva imparare a suonare la tromba, ma
non ha fatto in tempo: una tromba che, rimasta la
dov'era in camera sua, suona un silenzio assordante.
E neppure l'appartamento è riuscito ad abitare: doveva
entrare nella nuova casa sabato 24 giugno 2006, se ne è
andato il 20 giugno di 3 anni fa.
Oggi Andrea avrebbe 26 anni ma è morto in
fabbrica alle sei e dieci dell'ultimo mattino di
primavera. E suonerebbe ancora la chitarra con i Nervous
Breakdwn e non darebbe il suo nome a una borsa di
studio. Sarebbe la gioia di sua mamma Graziella e non la
ragione della sua battaglia da neo cavaliere della
Repubblica, per cultura sulla sicurezza.
Una battaglia finita con una sconfitta dolorosa: nel
nome del figlio e a nome dei tanti caduti sul lavoro,
senza giustizia: Umbria-Oli, Molfetta, Thyssenkrupp,
Mineo....
Sono solo le stazioni più raccontate di una via Crucis
quotidiana, che per un po' chiama a raccolta
l'indignazione italiana, che poi guarda altrove. Le
morti si fanno sentire, ma le sentenze molto meno,
quando passano sotto silenzio anche per una sorta di
disagio nell'accettarle e comunicarle. I responsabili di
questa orrenda morte sono stati condannati a otto mesi
di condizionale con la sospensione della pena, anche se
il Procuratore generale del tribunale di Fermo aveva
parlato «di un chiaro segnale perché questi reati
vengano repressi con la massima severità».
Andrea è stato ucciso per la seconda volta.
La tragedia è finita nel dimenticatoio, con alcune frasi
fatte e disfatte, tipo non deve più accadere, basta con
queste stragi, lavoreremo per migliorare la sicurezza.
Parole piene di buone intenzioni, che lo spillo della
smemoratezza buca in un momento.
Parole al vento!
Alla fine anche Andrea si è perso tra i morti da
stabilimento e da cantiere: martiri del lavoro che fanno
notizia il tempo di commuovere, che non promuovono ronde
per la sicurezza, spesso rimossi pure nei processi.
Tragedie quotidianamente dimenticate da un Paese ignavo
e incurante,
La tromba silente di Andrea a suonare la sua
ritirata. Questo è quanto accade a tutti i morti sul
lavoro; di loro restano solo dolore e angoscia dei
familiari ma giustamente questo non fa notizia : una
mamma che piange tutti i giorni, che guarda sempre la
porta di casa aspettando che il suo Andrea
rientri perché spera che tutta la sofferenza che sta
vivendo sia solo un brutto sogno..... Ma tutto ciò non
importa a nessuno!!!!!!!!!!!!
Questa è la tragica realtà, di chi rimane e si rende
conto di essere emarginato e dimenticato da tutti.
Graziella Marota, mamma di Andrea Gagliardoni
08 giugno 2009
|