1) COSA VOGLIAMO OTTENERE
In Italia, giustamente, assistiamo a campagne di sensibilizzazione su tutto:
dallAids allabbandono degli animali, dalla sicurezza stradale ai pericoli del
sabato sera nel dopo-discoteca. Non cè un minimo spazio dedicato a questa guerra
continua che uccide ogni anno circa 1.200 lavoratori. Non è questa unemergenza
quantomeno analoga a quella della criminalità? In Lucchesia, in questi giorni, dovrebbero
arrivarei caschi blu dellOnu, con tre morti in dieci giorni. Eppure no. Arriverà
forse una piccola task-force pronta a spostarsi non appena in qualche altra zona ci
saranno altre morti. Ma dovranno essere morti fitte. Una qua, una là, non bastano ad
intensificare gli interventi. Servono solo ad alimentare le statistiche dellInail,
anche se il totale dà, appunto, 1.200 omicidi bianchi lanno.
Sono lassuefazione e il concetto di fatalità a dover essere sconfitti a favore di
una cultura trasversale della sicurezza. Sensibilizzazione, dunque, ma anche
responsabilizzazione e denuncia.
E facile ed anche utile imputare le colpe al profitto. Che ne ha molte. Quando le
leggi di mercato dettano le regole, il rispetto degli orari e dei ritmi , le misure di
sicurezza, diventano optional. E provato. In Italia si muore di lavoro per le stesse
cause di un decennio fa. Eppure la mitica legge 626 avrebbe dovuto arginare il problema.
Così non è e quella legge rischia di diventare la classica foglia di fico dietro la
quale possono trovare rifugio le istituzioni, i sindacati, persino gli imprenditori .
Sbagliato sarebbe comunque dare la colpa genericamente al sistema.
Ciascuno di noi, individualmente, deve farsi carico di questi fatti e tradurli nelle
attività che gli sono possibili. Non abbiamo velleità, lavoriamo semplicemente perché
qualcosa cambi davvero.
Ad esempio, perché chi ha il dovere di controllare lo faccia, o sia messo nelle
condizioni di farlo.
Perché chi ha il compito di tutelare loccupazione si impegni di più anche sul
versante della malaoccupazione, dei diritti violati e non si limiti, di fronte ad un
omicidio bianco, a pensare alla colletta per i familiari o a fornire una possibile
assistenza legale.
Perché non ci si fermi agli interventi di facciata.
Perché le responsabilità siano accertate velocemente con conseguente, rapida,
applicazione della pena.
Se in un anno riusciremo a far sì che muoia anche un solo lavoratore in meno, avremo
raggiunto il nostro scopo.
2) COME VOGLIAMO MUOVERCI
Tradurre lo statuto nella pratica è un impegno quotidiano. Ogni associato è
tenuto a scavaredentro di sé , a cercare idee, a proporle e ad attuarle. Il nostro è un
programma in continua evoluzione, in tutte le direzioni , con lapporto di ciascuno
sulla base della propria esperienza, nel proprio ambiente a partire dalle proprie
occasioni. Solo qualche spunto, pertanto, qualche idea iniziale in attesa di molte, molte
altre.
La costituzione di parte civile dellassociazione nei processi per gli infortuni sul
lavoro. La tutela di un "interesse diffuso" e la conseguente offesa
dellente che tale interesse persegue Istituzionalmente è stata più volte oggetto
di riconoscimento da parte del giudice penale. Ma a ben vedere, poco importa
laccoglimento o il rigetto della domanda di essere parte del processo.
Comunque è importante suscitare il dibattito, lopinione, non fare
dellincidente sul lavoro, lesclusiva materia del giudice, dellimputato,
delle vittime e dei familiari, ma della gente, dei lavoratori, di chi ha diritto a non
lavorare o attendere i parenti con la paura. La creazione di un riferimento per la
conoscenza e la denuncia.
Già le Usl e gli ispettorati del lavoro hanno istituito numeri telefonici per le
segnalazioni e linformazione. Lassociazione può essere unulteriore
occasione per chi ha difficoltà a rapportarsi con le istituzioni, per chi è costretto a
conservare il massimo anonimato. Allassociazione il compito di farsi portavoce della
denuncia e sollecitare indagini e controlli. Lorganizzazione di convegni, dibattiti,
manifestazioni presso tutte le istanze, anche internazionali.
Come si muove la legislazione? Ci sono contraddizioni latenti? Ha senso, solo per fare un
esempio, favorire a livello europeo una legislazione che tutela la sicurezza e,
contemporaneamente, che pone quale cardine dellappalto pubblico la gara al massimo
ribasso? Cè una vera "cultura della sicurezza" nella gente? Nei
lavoratori? Nelle scuole?
La creazione di una rete ramificata in ogni regione, città, paese, fino al singolo posto
di lavoro. Una rete per diffondere la conoscenza delle cause degli incidenti, della
sicurezza attiva e passiva dei macchinari, dei livelli a cui la durata della prestazione
lavorativa diviene pericolosa. Una rete che utilizzi ogni mezzo, dalla conferenza al
volantino, dalla statistica ad Internet. |