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Un altro omicidio bianco insanguina le fabbriche piombinesi. Esprimiamo prima di tutto la nostra solidarietà e il dolore autentico,
di chi piange le stesse lacrime, ai familiari di Soriano Serini,
ucciso come Giuseppe, Ruggero e Maurizio in una fabbrica del
gruppo Lucchini. Chiediamo se, anche in questo caso, sia stato fatto tutto per impedire la morte di un lavoratore. La fatalità non esiste: lo dicono la frequenza e la casistica di questi omicidi. Lo dicono anche gli addetti ai lavori quando riescono finalmente ad arginare la gravità e il numero degli infortuni, mettendo in campo risorse umane ed economiche destinate alla prevenzione. Esiste invece un sistema globale, fatto di regole scritte e non scritte, che insieme alla violazione delle norme sulla sicurezza, è fatto di ritmi e orari che finiscono per uccidere; di appalti assegnati al massimo ribasso; di mancanza di formazione e di prevenzione; del ricatto occupazionale. Occorre una risposta forte, che faccia leva sulla sensibilizzazione continua, senza aspettare la prossima vittima quasi facesse parte delle regole del gioco. In Italia muoiono ogni anno oltre 1.200 lavoratori ma, al di là del momento contingente, non fanno notizia. O non ne fanno abbastanza.
Cicloproprio, 7 aprile 1999 Associazione Ruggero Toffolutti
per la sicurezza dei luoghi di lavoro |